PIU’ CHE NUOVA NORMALITA’ NUOVA OPPORTUNITA’

by Claudio
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La pandemia ha messo in luce, sebbene in modo doloroso, il ruolo fondamentale non solo degli ospedali, delle strutture di diagnosi, della Protezione Civile e dei sistemi di prevenzione e controllo nazionali e regionali.

Anche le aziende farmaceutiche, di diagnostica e tecnologia legata alla salute, sono non solo utili, ma necessarie per garantire una società sana e produttiva.

C’è bisogno sempre più di chi porti innovazione, nuove possibilità di diagnosi, nuove terapie e nuovi vaccini, perché ciò che è stato il COVID-19 potrebbe ripetersi in qualsiasi momento.
Si è anche visto come i paesi con un’offerta più ampia di salute pubblica abbiano potuto assistere i malati di qualsiasi ceto sociale, impedendo di fatto che la pandemia fosse solo una patologia per anziani e poveri.

Nessuno comprende perché alcune persone consumano una enorme quantità di energia per essere normali.

Albert Camus
Le aspettative odierne

L’aspettativa delle persone è quindi di avere più facile accesso ai servizi sanitari essenziali ed anche di conoscenza, ossia sapere di più in tema di salute, di offerta preventiva, diagnostica e terapeutica.

In questi nuovi o rinnovati bisogni della popolazione, le aziende del comparto salute, hanno l’opportunità di ritagliarsi un ruolo ed una immagine migliore di quanto ottenuto fino ad oggi.

Parlando di aziende coinvolte nel settore della salute, non voglio menzionare solamente le aziende che fanno farmaci, vaccini, diagnostica, ma vorrei anche includere chi si occupa di dispositivi “wearable” e di chi sviluppa app connesse al benessere ed alla salute.

Materiale già disponibile

Le aziende potranno impiegare quanto realizzato fino ad oggi per comunicare ed informare i medici, per comunicare direttamente con il pubblico, autonomamente o attraverso i medici stessi, con cui avevano sempre avuto relazioni.

Un altro efficace canale di comunicazione è rappresentato dalla farmacia.

Soprattutto immagini e filmati creati proprio per la comunicazione online con la comunità scientifica, potranno essere impiegati o adattati per comunicare alla popolazione.

Poiché la “nuova normalità” ha separato diametralmente ciò che è urgente ed impellente da ciò che è normale gestione sanitaria, le aziende del settore legato alla salute dovranno supportare le strutture pubbliche e private nel far comprendere quali segni e sintomi sono realmente un’emergenza e quali no. Mi vengono in mente i Pronto Soccorso di molti ospedali italiani che pre-Covid erano intasati e post-Covid sono semi deserti.

L’esempio dei vaccini

Dal punto di vista della medicina preventiva, il fronte favorevole alla vaccinazione, che vedeva sempre più crepe, si è potuto ricompattare ed adesso i vaccini sono visti con occhi diversi.

C’è un esposizione mediatica per le aziende di vaccini mai vista precedentemente.

La gente si sta nuovamente rendendo conto che non siamo una società di stressati ed iper-alimentati, che muore solamente di malattie cardiovascolari o di tumori, ma che l’emergenza infettiva non ci ha mai realmente abbandonato e non ci abbandonerà mai.

In ultimo, ma come si suol dire, non meno importante, è il fatto che i sistemi sanitari hanno eretto delle barriere fisiche e/o psicologiche all’accesso, per cui il cittadino prediligerà l’idea di mantenere il proprio benessere o trattare i primi sintomi con il “fai-da-te”. In questo specifico settore, sarà necessario che le aziende, i medici e le farmacie creino e supportino dei punti di accesso alla formazione dei cittadini volenterosi, senza lasciarli in balia dei Dr Dulcamara digitali, pronti a magnificare la pillola scarlatta con l’erba medicamentosa che sconfigge qualsiasi male.

Quindi molte opportunità si stanno profilando all’orizzonte, opportunità che magari in qualche caso vedremo con maggiore dettaglio.

Un “new deal” tra società impegnate nel business della salute e la persone che vogliono la loro vita in salute.

C’è anche ci crede che per queste società operanti nel comparto della salute, mettersi ad un tavolo con le istituzioni sanitarie e governative e concertare una nuova modalità di interazione, non sia solamente un’opportunità, ma una ben precisa responsabilità sociale.

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