LA FARMACIA DEL FUTURO

by Claudio
0 comment

Come sarà la farmacia del futuro? Sempre più ampia e simile agli store modello Boots, oppure mega store dove si vende di tutto, modello CVS?

Girando una fetta di mondo, ho avuto la fortuna di poter visitare farmacie “atipiche”.
Ho visto alcuni elementi di grande interesse.

Già più di dieci anni fa si potevano trovare grandi farmacie, che ospitavano corner molto specifici, zone dedicate alla diagnostica, ma anche SPA, centri estetici o aree per l’assemblaggio e la degustazione di infusi e tisane.

Dal punto di vista del design futurista, ci sono architetti ed aziende specializzate nell’arredamento di farmacie in grado di proporre soluzioni davvero avveniristiche.

Non solo dal punto di vista del design, ma anche dell’integrazione con la tecnologia.

Farmacie con giganteschi pannelli monitor che pubblicizzano articoli o che i clienti possono consultare per avere maggiori informazioni mentre sono in coda.

Robot che dispensano farmaci in automatico, leggendo la ricetta del medico e molte altre meraviglie della tecnologia.

Chi entra in queste farmacie si rende subito conto che dietro c’è un’idea, una strategia.

Ma l’ergonomia architettonica e tutta la tecnologia plausibile, non erano e non saranno la vera innovazione.

Non colgono ancora l’essenza di quello che potrebbe essere un futuro plausibile e migliorativo.

L’avvenire è la porta, il passato ne è la chiave.

Victor Hugo
La farmacia del futuro?

Dario Francolino ha scritto un interessante libro dal titolo: La Farmacia del Futuro, presentato a Cosmofarma nel 2019. Ebbene, Francolino, nel suo volume, ha ben compreso come il futuro della farmacia inizia dai servizi.

Lo da per scontato ed offre una serie di strumenti di marketing per comunicare, convincere i potenziali afferenti dell’utilità dei servizi offerti dalla farmacia.

Strumenti atti non solo a creare, ma anche per gestire questa piccola comunità di clienti che dovrebbe crescere nel tempo.

Quando ero piccolo (lo sono stato anche io…) andavano di moda dei giochi in cui se eri lontano dalla soluzione o dal trovare un determinato oggetto che veniva appositamente celato, i compagni dicevano “acqua, acqua”.

Se invece eri vicino allora recitavano “fuocchino, fuocarello” e se ti avvicinavi ulteriormente “ fuoco

È la stessa frase che oggi direi a Dario Francolino: “fuochino!

La farmacia dei servizi

Grazie alla legge Bersani sulla farmacia dei servizi, molte farmacie hanno potuto istituire dei momenti diagnostici di prima istanza.
Grazie a questi “spazi” molti clienti della farmacia hanno potuto monitorare la propria salute, evitando il fai-da-te che è assolutamente deleterio.

Così la farmacia ha potuto mostrare un nuovo lato “utile” al cittadino, che era abituato solamente a ricevere dal farmacista il consiglio sui prodotti da banco da utilizzare in caso di una determinata sintomatologia.

Oltre ad aumentare la considerazione della farmacia agli occhi della gente interessata ad un percorso di salute e benessere, l’istituzione di vere e proprie giornate dedicate a specifiche patologie, con incluso il relativo accertamento diagnostico, ha consentito alla farmacia di incrementare il numero di clienti.

È ben noto infatti anche al farmacista, che più persone entrano nella farmacia e maggiore è il business.

Un primo passo davvero avanti

Con la diagnostica di prima istanza, ed è questo l’aspetto a mio avviso davvero importante, la farmacia è entrata in un’area di bisogno del consumatore o del paziente, che non era soddisfatta più dal Medico di MG o da altre strutture di prevenzione.

Quest’area viene gestita già secondo i dettami di Dario Francolino o altri esperti in alcune farmacie, ma in molte altre c’è ancora molto da fare.
Ma chi ha già compiuto questo passo potrebbe seguire il mio consiglio e spiccare un balzo, più che un nuovo passo.

I trend per guardare al futuro

La mia visione, più filosofica e meno architettonica o tecnologica, deriva dall’analisi di tre trend prevalenti:

  • il bisogno del cittadino di sapere di più della propria salute e di ciò che lo aspetta. Tale bisogno è in crescita ed il Covid-19 ha ulteriormente accelerato questa necessità
  • la volontà della persona di informarsi, in modo da poter essere in qualche misura partecipe alla propria terapia e non dipendere in modo totalmente passivo dal medico
  • l’esistenza, già prima della pandemia, di uno spazio di cura che il MMG non poteva gestire, così come neppure gli ospedali. Il Covid-19 ha ampliato questo spazio, che è costituito da stile di vita, prevenzione, timore della malattia, rilevazione della prima sintomatologia, ma anche interventi di primo soccorso.

La farmacia può crescere in fatturato con l’aumento di superficie, l’implementazione di chiare strategie di marketing, l’impiego di tutta la tecnologia fruibile, ma anche aumentando il numero di medici e specialisti che ruotano intorno alla propria sfera di influenza territoriale.
Ma l’incremento di fatturato, sebbene sia un obiettivo primario, non consentirà alla farmacia di accrescere la propria posizione ed il valore percepito dalle persone.

Non cambierà il proprio futuro.

Courtesy Doxa, Dompè

Una diversa percezione di valore

La farmacia può crescere nell’importanza per il cittadino ed accrescere il proprio ruolo e valore all’interno del “sistema globale della salute” rivedendo un aspetto critico del proprio modello di business,

Come dicevo precedentemente, esiste un’area di bisogno per le persone, relativamente all’informazione ed alla gestione della propria salute e benessere, sempre meno coperta dal Sistema Sanitario Nazionale. Il Covid-19 ha amplificato tale area.

La “mia” farmacia del futuro

A mio avviso dunque, la Farmacia dovrebbe dotarsi, di uno o più spazi (o ambulatori interni):

  • alcuni per la diagnostica,
  • altri per la consulenza personalizzata
  • altri per l’attività di piccolo pronto soccorso o pratiche terapeutiche come iniezioni intramuscolari o altro.

Molti pazienti della farmacia hanno chiesto in passato, chiedono oggi e chiederanno in futuro l’aiuto al farmacista. Per cosa?

Per ridurre una sintomatologia, impostare una terapia o solo per ottenere un parere, un conforto, una rassicurazione.

Questa è storia ed attualità. Non è il domani.

Ma l’idea di poter ascoltare il paziente in una stanza dedicata e non al bancone, con altri clienti ad 1 metro che origliano, questo può essere il futuro.

Poter avere uno spazio in cui un infermiere è a disposizione per piccole medicazioni o terapie, questo per alcune è futuro, per altre già il presente.

Poter prendere appuntamenti direttamente in farmacia con un infermiere di fiducia che si reca a domicilio, anche questo per alcuni è vita vissuta, per altri una novità.
Organizzare giornate o serate di approfondimento (in farmacia o online) sulle patologie, sulla diagnostica, sulle terapie, sugli stili di vita, anche questo può essere il futuro.

È ovvio che per queste attività di consulenza/consultazione i tempi di attesa debbono essere brevi ed in certe giornate anche prenotabili, altrimenti, lunga attesa per lunga attesa, il cliente potrebbe preferire di rivolgersi al proprio medico.

Un ruolo ben orchestrato

In definitiva, la farmacia potrebbe essere un primo nucleo territoriale plenipotenziario, per l’educazione, il benessere e la salute del paziente.

Qui i clienti potrebbero chiedere informazioni su sintomi e terapie, riportare eventuali effetti collaterali dei trattamenti che assumono, noleggiare wearable (vedi il precedente articolo) essere aiutati nel gestire terapie croniche.

Ma anche venir supportati nel caso di piccole ferite o erogazioni di particolari terapie.
Sempre in accordo e sinergia con i Medici di Medicina Generale, i Consultori Territoriali, le specialistiche ASL o private.

Sarebbe un grande passo avanti per il farmacista e per la farmacia. Ma per affrontare bene questo ruolo, dovrebbe aggiornarsi in modo specifico.

Ma questo futuro è sostenibile economicamente?

La domanda sulla sostenibilità economica di tutto questo è più che legittima.

Una parte potrebbe essere l’investimento del farmacista alla fidelizzazione della propria clientela. Oppure del distributore o dell’azienda per fidelizzare il farmacista.

Un pò per uno, non farebbe male a nessuno.

Una parte potrebbe essere sostenuta dal cittadino. Non dimentichiamoci che, sebbene il paziente italiano non ami pagare per la propria salute, nel modello della farmacia dei servizi, molto spesso il cliente ha pagato per le varie analisi.

Paga per misurarsi la pressione arteriosa in farmacia, misurazione che non pagherebbe presso il MMG. Ma in tal modo risparmia lunghe attese. Così potrebbe contribuire per la parte consulenziale o di piccolo pronto soccorso.

È sempre un discorso di valore percepito. Maggiore è l’utilità e più si è predisposti a pagare.

A seguito di un progetto di salute integrato, anche le ASL potrebbero contribuire, magari incrementando i margini nella “Distribuzione per conto” ovvero nella distribuzione in farmacia di prodotti destinati all’ospedale.

Preparare oggi il futuro

Bisognerebbe stabilire pertanto delle linee guida per delineare le aree e le modalità di intervento.

Occorrerebbero dei corsi accreditati di approfondimento oppure un MASTER vero e proprio in Farmacia Clinica, per dare al farmacista delle informazioni sulle patologie e sulle possibili informazioni e consigli pratici.

Senza nulla togliere in termini di professionalità e competenza al medico, lo ricordo, ma inserendosi solo in uno spazio lasciato vuoto e non più da loro occupabile, che però rappresenta un bisogno crescente per il cittadino.

You may also like

Leave a Comment