LA COMUNICAZIONE NELL’IMMEDIATO POST-COVID

by Claudio
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Il virus SARS-CoV-2 non ha solo infettato le cellule delle persone che hanno avuto la sventura di venire a contatto con questo virus.

Ha cambiato la percezione di tutti, contagiati, asintomatici e non contagiati, relativamente alla sfera sanitaria e sociale.

Gli errori da evitare

Il primo errore da non compiere, tornando a comunicare, è quello di generalizzare.

Ci sono state regioni con basso impatto, come Sardegna, Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata ed altre che hanno pagato un pesantissimo dazio in termini di vite umane, come la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna ed il Veneto.

Quindi le immagini che la parola Covid-19 evoca in un sardo ed in un lombardo sono nettamente differenti.

Mi è capitato di parlarne con amici di regioni poco colpite, persone a cui è rimasto impresso il lockdown, la continua sanificazione delle mani, le mascherine.

In amici lombardi ho visto negli occhi il terrore del contagio, il riflesso delle bare che si ammassavano nei cimiteri, la paura che il vicino di casa potesse essere un untore.

Un solo evento, ma che in Italia viene percepito con una tinta di colori più tenui o più scuri, a seconda dell’esperienza e della regione.

Come spesso avviene in questo nostro stivale, lungo e stretto, in cui le cose non sono mai le stesse, come la ricetta per la parmigiana che cambia da nord a sud ogni 2-300 Km.

Se proprio dovessimo generalizzare, meglio andare sull’estremo negativo e pauroso del versante, in quanto il Covid-19 è stata e rimane una causa di decessi inimmaginabile ed inattesa.

I sondaggi

Che la gente ha paura lo vediamo dai sondaggi che sono stati condotti dai vari centri studi e ricerche.

Come vediamo da queste immagine relative ad una ricerca condotta da Doxa, c’è paura (media del 60% dei partecipanti) di dover spostarsi con i mezzi pubblici

C’è il boom della comunicazione: tutti a comunicare che stanno comunicando.

Altan

Alla domanda: “In quali dei seguenti luoghi è più facile infettarsi“i soggetti intervistati dalla Doxa rispondevano meno del 20% della Farmacia, ma oltre il 60% individuava, a ragion veduta, l’ospedale come il luogo più pericoloso in cui potersi recare.

Indipendentemente da pubblico, privato, RSA, basta la parola Clinica o Ospedale ad impaurire le persone.

Da una diversa fonte, il messaggero, si ha comunque la conferma che il settore sanitario è quello a più elevato rischio. Paura di contagiarsi nei locali, negli ambienti, utilizzando i macchinari per la diagnostica, le sale operatorie.

In questo contesto generalizzato di paura, o forse meglio ancora di “fobia per il virus“, la comunicazione verso i cittadini, relativamente ad esercizi commerciali (dalla libreria alla farmacia) o maggiormente ambulatori privati, pubblici, cliniche ed ospedali, dovrà cambiare prospettiva.

La prima cosa che il cittadino vuol sapere non riguarda più l’apprezzamento o le referenze per quel professionista, i prezzi, i tempi di attesa e molto altro.

La prima e più importante preoccupazione è: cosa sta facendo quell'attività per proteggermi dal contagio?

Ed a seguire: ci posso arrivare in auto? Oppure devo impiegare i mezzi pubblici? Ci sarà la possibilità di parcheggiare vicino, evitando assembramenti di persone?

I primi esempi

Alcune aziende si sono immediatamente mosse in tal senso, dopo aver visto i primi sondaggi: da Autogrill a Conbipel e molte altre.

Il settore auto ha visto FCA puntare anch’essa sulla sicurezza e dotando il proprio parco auto di filtri speciali e lampada UV in grado di “sanificare” l’ambiente una volta parcheggiata l’auto.

Altre aziende automobilistiche hanno invece preferito affrontare un altro punto dolente: la poca disponibilità degli italiani a spendere cifre importanti in situazioni di rischio e pericolo.

Come poter spendere o accollarsi prestiti in una fase di elevata incertezza per la salute personale e dei propri cari, in una fase in cui si può andare incontro ad una perdita di lavoro o comunque ad una riduzione dei salari?

Per questo motivo, in molti (e non solo le aziende automobilistiche) stanno cercando di proporre offerte in cui il pagamento è dilazionato di almeno 6 mesi, quando, nella speranza collettiva, tutto ciò sarà solo un brutto ricordo.

In definitiva, cari medici che svolgete attività privata, cari amministratori di cliniche private o pubbliche, amici farmacisti, ecco il mio consiglio spassionato.
Informate i potenziali utenti, via social network, via sito web, sui media o anche semplicemente rispondendo al telefono al momento in cui prenotano la visita, che in questo particolare momento nella vostra struttura, garantirete al massimo le procedure di sicurezza e di distanziamento sociale, rinunciando anche a incassi più cospicui, pur di salvaguardare al meglio le persone che si affidano a voi per la propria salute!

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